LE CITTA’ COME SERBATOI DI STOCCAGGIO DEL CARBONIO – UNO STUDIO FINLANDESE DICE COME: EDIFICI IN LEGNO!

Sebbene gli edifici producano un terzo delle emissioni di gas serra, è emerso che essi potrebbero rappresenterà una delle soluzioni di mitigazione del cambiamento climatico più efficaci in termini di costi. Tra i materiali da costruzione, il legno non solo produce meno emissioni secondo la valutazione del ciclo di vita, ma può anche immagazzinare carbonio. Questo studio mira a stimare il potenziale di stoccaggio del carbonio dei nuovi edifici europei tra il 2020 e il 2040. Sebbene esistano studi su questo tema, essi presentano principalmente stime approssimative o sono basati su un piccolo numero di casi di studio.

Per assicurare una stima affidabile, sono stati selezionati ed esaminati 50 edifici sono stati selezionati e rivisti. È stato calcolato lo stoccaggio di carbonio per m2 di ogni caso calcolato e sono stati identificati tre tipi di edifici in legno in base alla loro capacità di capacità di stoccaggio del carbonio. Infine, sono stati generati quattro scenari di costruzione europei basati sulla percentuale di edifici costruiti in legno e al tipo di edifici in legno. La CO2 annuale catturata varia tra 1 e 55 Mt, il che equivale a un valore compreso tra l’1% e il 47% delle emissioni di CO2 dell’industria del cemento in Europa. Questo studio trova che la capacità di stoccaggio del carbonio degli edifici non è significativamente influenzata dal tipo di edificio, dal tipo di legno o dalle dimensioni dell’edificio, ma piuttosto dal numero e dal volume degli elementi in legno utilizzati nei componenti strutturali e componenti strutturali e non strutturali dell’edificio. Si raccomanda che i responsabili politici che mirano a l’edilizia a zero emissioni di carbonio si concentrino sul numero di elementi in legno negli edifici piuttosto che indicatori più generali, come la quantità di costruzioni in legno, o anche indicatori indiretti dettagliati indicatori indiretti dettagliati, come il tipo di edificio, il tipo di legno o le dimensioni dell’edificio. Viene proposto uno scenario pratico per i decisori europei, e viene discusso il ruolo del legno nella certificazione degli edifici verdi.

Al seguente link l’articolo completo in lingua originale:

https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/aba134/pdf

SCA.LE-UP: risultati analisi

Sono stati prelevati presso le aziende partner diverse tipologie di residui di lavorazione: truciolo derivante da lavorazione di CLT, refili derivanti dalla lavorazione/assemblaggio di legno lamellare e CLT, legno vergine (Figura 1). Per il prelievo e la preparazione dei campioni da sottoporre ad analisi sono state seguite le rispettive norme ISO di riferimento UNI EN ISO 18135:2018 (campionamento) e UNI EN ISO 14780:2019 (preparazione del campione).

I campioni stessi sono stati conferiti al Laboratorio ABC del Dipartimento TESAF dell’Università degli Studi di Padova, per lo svolgimento delle analisi. Le analisi svolte dal Laboratorio ABC hanno seguito gli standard e i protocolli definiti dalle normative di riferimento accettate internazionalmente.

Allo stato attuale, sono stati analizzati un totale di 6 campioni prelevati presso 3 ditte venete.

Tali campioni sono così suddivisi:

  • 3 campioni di truciolo;
  • 1 campione proveniente dalla lavorazione dei pannelli X-Lam (refilo bordo);
  • 1 campione proveniente dalla lavorazione dei pannelli X-Lam (refilo parte centrale);
  • 1 campione composto da refili misti di legno massiccio e legno lamellare.

I risultati delle analisi dei contenuti degli elementi sopracitati e delle ceneri sono stati confrontati con i valori limite stabiliti dalla UNI EN ISO 17225-2:2014 relativa al pellet e dalla UNI EN ISO 17225-3:2014 relativa alle bricchette (Tabella 2). In Tabella 2 vengono presentati, in forma grafica e riassuntiva, gli esiti ottenuti dalle prove, raggruppati per tipologia di sottoprodotto, rispetto ai valori limite della classe di qualità A1. Dai primi risultati emerge l’ottima qualità dei residui di lavorazione esaminati, rientrando, salvo un’eccezione, nei valori limite della norma per la certificazione del potenziale prodotto in classe A1, con la possibilità quindi di vendita all’utente privato per uso domestico. L’unico valore che supera di poco i limiti della norma è l’azoto. Tale valore, pur rientrante nei limiti della classe A2, deriva da un unico campione composto da refili di CLT e costituito da pezzi di bordo prodotti durante l’assemblaggio dei pannelli, contenenti quindi un eccesso, con conseguente fuoriuscita, di colla poliuretanica.

Sulla base dei primi risultati delle analisi di laboratorio, della raccolta dati tramite consultazione della bibliografia e da sondaggi presso le aziende, verrà redatto uno studio di fattibilità con analisi costi-benefici, che permetterà di esprimere, basandosi su dati scientifici, l’entità del vantaggio economico ed ambientale derivante dall’utilizzazione degli scarti da legno ingegnerizzato come biocombustibile, valutando il loro utilizzo come fonte di energia piuttosto che la loro eliminazione come rifiuto.

In parallelo è stato avviato un confronto con gli enti certificatori di competenza per l’inizio della procedura di prototipazione e certificazione del biocombustibile oggetto di analisi. Sono stati da poco prelevati presso la Ditta Bozza Srl i campioni di bricchetta per le analisi, coadiuvati da @Enama – Ente Nazionale Meccanizzazione Agricola, che ha eseguito una verifica preliminare per analizzare dal punto di vista delle certificazioni i punti di forza e le criticità aziendali della produzione industriale del biocombustibile.

Sulla scorta dei risultati finora ottenuti sia dal progetto CORE-WOOD che da SCA.LE-UP e con il documento redato da ENAMA si potrà sollecitare il legislatore affinché siano aggiornate le normative di riferimento.